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Concept

ADI Design Museum nasce per celebrare la “Collezione Storica del Compasso d’Oro”, un corpus unico di 2500 progetti riconosciuto dal Ministero dei Beni Culturali come “bene di eccezionale interesse artistico e storico”, raccolta imprescindibile per rileggere la storia del design italiano.

“ADI Design Museum. Il cucchiaio e la città” è la mostra della collezione permanente che presenta tutti i progetti premiati con il Compasso d’Oro attraverso un racconto cronologico ordinato di tutte le edizioni dal 1954 a oggi, e propone una lettura fluida e orizzontale che si sviluppa lungo le pareti perimetrali degli spazi del museo, scandendo il percorso principale e suggerendo e ordinando le presenti e future mostre temporanee.

Un racconto permanente ma flessibile, che muterà nel corso del tempo con calibrati inserimenti di nuovi materiali documentali, in modo programmato e rispetto a future riscoperte e acquisizioni.

Il museo racconta il design italiano mostrando contemporaneamente, oltre agli imprescindibili oggetti e progetti reali, anche altri tipi di materiali, “le altre meraviglie del design italiano”, come i tanti documenti preziosi e gli elaborati realizzati oltre che dai progettisti e dai produttori, anche da attori coprotagonisti come i disegnatori tecnici, gli ingegneri, i modellisti, i fotografi, i critici.

Una parte significativa dei contenuti è proposta attraverso l’esposizione di fascicoli di riviste di design e architettura, per sottolineare il fondamentale ruolo svolto da queste testate che hanno fatto conoscere nel mondo intero il design italiano e i progetti premiati con il “Compasso d’Oro”.

La parola scritta accompagna il visitatore non solo nella descrizione dei singoli progetti, ma è essa stessa parte del racconto “visivo” attraverso una moltitudine di “frasi d’autore”: pensieri di progettisti e imprenditori, ma soprattutto di storici e critici che hanno sottolineato per primi l’importanza di questo ambito culturale e produttivo diventato negli anni sempre più strategico anche per lo sviluppo economico del nostro paese.

Ancora, sono trattate come evidentemente eccezionali alcune immagini scattate da grandi interpreti della fotografia, ed esposte quindi non solo come documenti visivi, ma come “opere d’arte” in sé.

Oltre a questi differenti e complementari materiali, che nel loro insieme danno origine al racconto filologico della storia del Compasso d’Oro su cui è impostato l’ordinamento, il progetto scientifico elaborato per ADI Design Museum prevede che lungo lo sviluppo orizzontale della linea del tempo si aprano finestre di approfondimento specifico per raccontare, con maggiore evidenza, alcuni progetti di volta in volta selezionati. Letture complementari, una per ogni anno di premiazione, più dense e articolate, e che propongono e richiedono per questo un tempo di lettura più rallentato.

Una riflessione critica ulteriore, dove sono raccontati in modo analitico 28 progetti premiati, scelti per rappresentare nel loro insieme i diversi ambiti e cercare di sottolineare le tante anime del design italiano: dagli oggetti d’arredo alle lampade, dai servizi per la tavola ai giochi per bambini, dai progetti di comunicazione alle macchine industriali, dalle diverse sperimentazioni tra arte e artigianato all’abbigliamento, dai mezzi di trasporto a tanto altro ancora: opere di grandi maestri e di autori meno celebrati, di fuoriclasse pluripremiati e di progettisti trasversali, di stratosferici professionisti e di ricercatori instancabili, di inventori sorprendenti e di giganti di un altro olimpo, e di tante piccole e grandi realtà produttive sempre innovative, capaci, tutti insieme, di contribuire a immaginare “dal cucchiaio alla città”.

Approfondimenti che varieranno in modo programmatico nel corso del tempo, e permetteranno nell’arco di alcuni anni di completare le ricerche di archivio su tutti i progetti premiati: il modo scelto da ADI Design Museum per fare del percorso di ricostruzione della propria storia un momento espositivo condiviso con il proprio pubblico, invitato a rileggere le “altre meraviglie” del design italiano.

Beppe Finessi

Un museo è un archivio aperto, un luogo di cultura e di custodia di opere, oggetti e documenti, materiali e immateriali. Un museo del design, essendo il design tutto il processo tra progetto e prodotto, non può essere un luogo dove osservare unicamente il prodotto finito, perché questo è “solo” il risultato e punto di arrivo di un lungo percorso. Per avere coscienza di questo bisogna avere conoscenza di tutti gli attori e tutte le azioni necessarie, indispensabili al suo compimento. Nella storia del Premio, con l’accumularsi di documenti ricevuti per la sua organizzazione, ADI aveva deciso di attivare un Centro di Documentazione per conservare alcuni materiali illustrativi riferiti ai prodotti candidati e le fotografie delle esposizioni e delle cerimonie di premiazione. Nella prospettiva dell’apertura di questo nuovo ADI Design Museum, Fondazione ADI ha voluto iniziare la ricostruzione critica di un archivio storico che potesse raccogliere anche le infinite storie che stanno “dietro” ai prodotti premiati. Se alcuni degli oggetti esposti non è difficile averli già presenti nelle nostre case, i disegni, gli appunti, i prototipi, esistono invece come pezzi unici e il museo è il luogo ideale dove esporli e l’archivio dove custodirli. In questa rinnovata prospettiva, una squadra di ricerca ha lavorato su vari fronti: in contatto con i progettisti nei loro studi e laboratori, con i produttori nei loro uffici e fabbriche, con i più importanti archivi istituzionali che conservano (con ineccepibile senso di responsabilità) i materiali dedicati al progetto, con le fondazioni che tutelano le opere dei grandi maestri, e infine con sorprendenti collezionisti privati. Grazie a tutti questi appassionati interlocutori, oggi, ADI Design Museum accoglie circa 2.500 “opere” esposte su più di 10.000 “documenti” ritrovati in questa prima fase di ricerca: sono schizzi euristici, disegni degli studi di progettazione, disegni esecutivi degli uffici tecnici aziendali, relazioni di brevetto, modelli e prototipi, cataloghi aziendali e libretti di prodotti, materiale comunicativo e pubblicitario, fotografie d’autore, oltre a un ampio apparato bibliografico e pubblicistico che riporta alla nostra attenzione la lettura critica che nel tempo è stata dedicata a questi progetti del design italiano. Sono tantissimi preziosissimi documenti, fino a ieri sparsi e a volte dimenticati, che in questo museo possono finalmente ritrovarsi ordinati dopo anni di separazione, per contribuire a ricostruire un’immagine integrale e organica dello spirito e del lavoro che hanno guidato il processo dal progetto fino al prodotto, prima e dopo il meritato riconoscimento del Premio Compasso d’Oro.

Matteo Pirola

Crediti

a cura di
Beppe Finessi

progetto grafico e di allestimento
Italo Lupi e Migliore + Servetto Architects

Cura e coordinamento scientifico archivio,
ricerche storiche documentali

Matteo Pirola
con
Marta Elisa Cecchi
Stefania di Maria
Annalisa Ubaldi
Benedetta Zannoni

direzione lavori
Matteo Vercelloni

allestimenti
Merlo SpA

technical sponsor
Merlo SpA, Targetti Sankey SpA, SAIB SpA

Main Partner
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